Ecco qua. Ritornano i brutti! All'attacco con il loro carico di bruttezza e distruzione.
8 Agosto 2009
Manifestazione NO PONTE
Contro il Ponte e per la tutela dei territori
Il piano per le infrastrutture varato dal Governo si configura come un vero e proprio regalo nei confronti dei grossi contractor (Impregilo in testa) che fanno del rapporto con le istituzioni pubbliche la loro fortuna.
Dei 16 miliardi di Euro complessivi, 1,3 sono stati destinati al Ponte sullo Stretto, opera che ha acquisito un valore simbolico ormai superiore anche allo stanziamento previsto.
All'operazione infrastrutture viene assegnato il significato del rilancio dell'economia e dell'occupazione. Si tratta di un nuovo corso a carattere globale con enormi investimenti (seppure ogni paese lo configura con caratteristiche differenti). In realtà difficilmente questo tipo di politiche avrà un vero effetto anticiclico (ancora meno miglioreranno le condizioni di vita dei lavoratori colpiti dalla crisi), ma sicuramente servirà a trasferire risorse dal pubblico alle imprese private che sono impegnate in questo settore di mercato.
La costruzione del ponte sullo Stretto, al di là del portato di distruzione di un'area paesaggisticamente straordinaria e di importanza unica dal punto di vista naturalistico e della devastazione cui condurrebbe Messina e Villa San Giovanni a causa di immensi cantieri che interesserebbero queste città per molti anni, non ha alcuna logica dal punto di vista trasportistico ed economico.
Tutti gli studi condotti negli ultimi anni, infatti, a partire da quelli degli advisor ingaggiati dalla Stretto di Messina Spa (società incaricata di gestire la costruzione del ponte) indicano in alti tassi di crescita del meridione (almeno il 3,8 %) la condizione perché il ponte possa essere seppur minimamente profittevole. A tali tassi corrisponderebbe, infatti, un incremento dei transiti che indurrebbe quegli introiti che giustificherebbero economicamente l'opera.
Com'è evidente, però, siamo molto lontani da questi dati ed infatti negli ultimi anni il traffico nello Stretto di Messina ha visto un netto ridimensionamento piuttosto che l'auspicato incremento. I tanto sbandierati ingorghi agli imbarcaderi (che giustificherebbero l'opera) sono in realtà ormai rari e in larga misura causati da una riduzione della flotta e dalla progressiva opera di dismissione portata avanti dalle Ferrovie dello Stato nel mezzogiorno.
E allora sarà alquanto difficile che possa esserci un investimento di privati in un'opera che non dà alcuna garanzia di profitti (nonostante le clausole di rivalsa che prevedono il rimborso del 50% dell'investimento allo scadere della concessione). Il finanziamento (se ci sarà, col miliardo e trecento milioni attuali avvieranno progettazione ed opere propedeutiche e/o compensative) sarà interamente pubblico e verrà, come spesso ripetuto da Matteoli, recuperato in larga parte sul mercato finanziario (attraverso prestiti e/o obbligazioni) rinviando il debito alle generazioni successive. Inoltre, i 40000 addetti propagandati dal Governo sono da ridurre, secondo recenti studi, basati peraltro anche sulle rilevazioni condotte dagli advisor, a circa 5000 di cui solo 2000 locali. Il movimento Noponte ha sempre motivato la sua contrarietà al Ponte sullo Stretto non soltanto per motivazioni ambientali, economiche, trasportistiche, sociali ma anche sollevando gravi interrogativi su aspetti tecnici legati alla scarsa valutazione sull'alta sismicità dell'area, sulla tenuta delle saldature del Ponte, sui limiti tecnologici attuali per garantire una "luce" così lunga, ecc..
Quegli interrogativi sono oggi confermati ed addirittura aggravati non da un tecnico qualsiasi ma addirittura da quello che fu il presidente del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte ovvero il prof. Remo Calzona che dichiara apertamente in una intervista a "La Repubblica" di avere sbagliato le previsioni: la soluzione del Ponte a campata unica è oggi assai più costosa e per nulla immune da crisi strutturali; il Ponte potrebbe collassare a causa della fatica dei materiali (il cosiddetto fletter,che provocò la caduta del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles); è molto probabile che il Ponte subisca il fenomeno del galopping, ovvero una deformazione patita in Danimarca dal nastro d'asfalto del ponte sullo Storebelt, impedendo il passaggio di cose e persone, ovvero il motivo ufficiale per il quale si costruisce un Ponte!!!
Il 22 gennaio 2006 una grande manifestazione partecipata da decine di migliaia di persone (con la partecipazione di una folta delegazione di No Tav) invase le strade di Messina e determinò di fatto uno stop alla costruzione del ponte.
Il Governo Prodi, infatti, inserì l'opera tra quelle non prioritarie. Non cancellò, però, la Stretto di Messina Spa, né rescisse il contratto firmato da Berlusconi con Impregilo poco prima della scadenza del suo mandato. è risultato, così, agevole al nuovo Governo Berlusconi rilanciare l'operazione.
Per fermare nuovamente la costruzione del ponte sullo Stretto sarà oggi necessario ricostruire le condizioni che portarono a quella grande mobilitazione di piazza.
Lo abbiamo fatto una volta, possiamo rifarlo.
Costruiamo insieme una grande manifestazione per giorno 8 Agosto 2009!!!
http://www.retenoponte.it/
Appello per la ripresa delle mobilitazioni contro la costruzione del Ponte sullo Stretto

" Insieme abbiamo dato vita alla manifestazione del 22 gennaio 2006.
Quella giornata segnò il punto di arrivo di un percorso più che decennale che è giunto mobilitare decine di migliaia di persone ed ha fatto del movimento contro il ponte un laboratorio politico e sociale capace di far convivere al proprio interno anime molto differenti tra di loro. Fu quella manifestazione a segnalare l'avversione al ponte di una parte consistente dell'opinione pubblica.
Quel segnale venne raccolto sul piano elettorale e tradotto nella formula ambigua di "opera non prioritaria" nel programma del Governo Prodi (operazione che ha fermato la costruzione del ponte, ma che ha lasciato sul campo la Stretto di Messina Spa ed il contratto con il general contractor).
Oggi ci troviamo a dover nuovamente affrontare l’offensiva dei fautori del Ponte.
Sostenuti da Berlusconi, che ne ha sempre fatto una sua bandiera, e dal Presidente della Regione Sicilia Lombardo, che guarda evidentemente con grande interesse ai flussi finanziari che ne deriverebbero, i pontisti si apprestano se non proprio a costruirlo (rimangono, infatti, inalterati gli interrogativi dal punto di vista ingegneristico e del finanziamento) ad aprire un capitolo di spesa dentro il quale, di volta in volta, far confluire le risorse a disposizione per progettazione, sbancamenti, movimento terra, info-point ecc.
Va detto, peraltro, che sulla politica delle grandi opere si gioca in parte il futuro delle condizioni materiali di vita di tutti.
L'utilizzo dei fondi Fintecna (originariamente destinati alla costruzione del ponte e poi stornati dal Governo Prodi per opere infrastrutturali in Sicilia ne Calabria) per coprire i mancati introiti causati dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa dimostra che i soldi per le grandi opere saranno ricavati dalla riduzione delle spese sociali (istruzione, sanità, servizi).
Da questo punto di vista l'agire nell'ambito del generale Patto di Mutuo Soccorso tra le comunità in lotta contro le devastazioni territoriali da un significato politico ulteriore alla nostra battaglia.
Facciamo, quindi, appello a tutti perchè si rimetta in moto la mobilitazione contro il ponte, affinché si comincino a tessere nuovamente quelle relazioni virtuose che ci hanno consentito di fermarli la prima volta, per costruire un percorso di iniziative che ci porti a realizzare, magari proprio a gennaio prossimo, a tre anni di distanza, una nuova grande manifestazione. "
una mostra fotografica bella e terribile sugli abitanti di Cernobyl QUI >>
Vale la pena vederla e informarsi, per non dimenticare e scegliere.
Sopratutto in un periodo come questo in cui, a riguardo, i revisionismi strumentali e quelli sensati
e le psicologie del momento combattono l'eterna lotta dalla comunicazione con le coscienze e le incoscienze conteporanee.
parola di farolit
lampadina fluorescente, presente e futura
:-)
7 GIUGNO 2008 MILANO:
IN MARCIA PER IL CLIMA,
NO AL RITORNO AL NUCLEARE
APPELLO DI LEGAMBIENTE:
Vi scriviamo per ricordarvi l'appuntamento del 7 giugno a Milano: la grande mobilitazione della MARCIA PER IL CLIMA che noi come Legambiente, insieme a un ampio comitato promotore, abbiamo promosso.
Lo facciamo proprio oggi, dopo le dichiarazioni del ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola sul ritorno al nucleare. Dichiarazioni che dimostrano quanto le nostre preoccupazioni fossero fondate. Puntare sul nucleare oggi non vuol dire solo scegliere una via insicura e antieconomica, vuol dire anche abbandonare la via della sostenibilità e dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.
La nostra associazione è nata nel pieno della contestazione del "no al nucleare" e ha fatto di questa battaglia uno dei principi cardine legato alla salute e alla sicurezza.
L’8 novembre 1987 l 'Italia ha detto no al nucleare; quel referendum è una delle vittorie più significative della storia del nostro paese negli ultimi 50 anni. Il ripudio del nucleare è ancora oggi il punto di partenza per un'Italia che vuole guardare al futuro, nel rispetto dell'ambiente.
Dobbiamo difendere questa scelta, in maniera radicale e scendere in piazza il 7 giugno per dire di nuovo "No al nucleare", per sempre.
Dobbiamo sfruttare la grande occasione del 7 giugno per opporci a un fantomatico modello di sviluppo energetico basato sul nucleare.
Dobbiamo farlo adesso e dobbiamo essere in tanti.
Oggi più che ieri, la Marcia per il clima rappresenta una grande occasione per ribadire i motivi del nostro no al nucleare e difendere il ripudio di questa sconveniente, insicura e insostenibile fonte energetica.
Tutte le informazioni sul 7 giugno potete trovarle su www.legambiente.eu
Online anche l'ultimo dossier di Legambiente sul nucleare.
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Coraggio amici ecostretti,
tra un po' riprendiamo a marciare pure noi!!



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