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mercoledì 26 novembre 2008 |
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Educare alla digestione è uno degli insegnamenti trasversali o interdisciplinari, se vogliamo usare un termine più "accademico", a cui i giovani messinesi, fin dall'asilo, vengono sottoposti. Al contrario di come si dovrebbe tradurre il termine "educare" (dal latino "tirare fuori") un intero sistema inculca alle giovani promesse della futura classe digerente, cosa è più "opportuno" fare o dire per non avere ostacoli nelle scalate sociali o nelle relazioni amicali tra i potentati cittadini a cui si tende, giammai per sostituirsi, ma quantomeno per allargarne il potere e magari ottenerne una qualche briciola. Pertanto non ci stupisce l'indecoroso atteggiamento con cui la classe digerente di Messina, in tutte le sue componenti, sta affrontando lo "scandalo" Università. Necessariamente usiamo le virgolette, visto che a scandalizzarsi sono davvero in pochi.
E se su internet può essere rintracciata una qualche forma di dibattito, o perlomeno la presenza di punti di vista diversi tra loro, la linea editoriale dell'unico giornale cittadino (La Gazzetta del Sud) e della sua tv (RTP) , che senza ombra di dubbio sono gli unici organi informativi di massa della città, è quella della difesa cieca dell'Ateneo (nel primo caso) o della assenza di notizie nel secondo caso. Insomma, meglio non parlarne. E se proprio si deve, solo per mettere in evidenza che la parentopoli non è una questione esclusiva dell'Ateneo messinese, vittima piuttosto di una "volgare" gogna mediatica.
Se questa reazione non ci stupisce, visto che è palese il rapporto "istituzionale" tra l'Università e la Fondazione Bonino Pulejo (maggior azionista della SES, editrice della Gazzetta del Sud), dal momento che il rettore dell'Ateneo, come previsto dallo statuto della Fondazione, è membro di diritto del Consiglio d'Amministrazione, ci stupisce invece che questa linea di "difesa" parta dagli studenti.
Chi declina gli inviti televisivi, chi invia lettere di sostegno al Rettore, chi organizza notti bianche di malinconico stampo veltroniano, chi si appella contro chi starebbe organizzando un "gioco al massacro", sottolineando di smetterla di usare il termine "verminaio", perché espressione "coniata in un momento storico della nostra Città ormai lontano 10 e più anni, e - ironia della sorte - da una Commissione Antimafia presieduta dall'On. Ottaviano Del Turco, oggi pluri-indagato".
Insomma non uno studente capace di rappresentare pubblicamente con parole nuove il dissenso proprio di una generazione che, sebbene attraversata da molte contraddizioni, non riesce ad essere mai politicamente scorretta.
E sapete perché? Perché gli studenti che avrebbero voglia di partecipare o di dire la loro sono già stati messi da parte da chi, in prima fila all'Università e prima ancora al liceo, scimmiotta gli sterotipi del potere casalingo che li ha fatti crescere nella convinzione di essere comunque dalla parte dei vincenti. Intendendo per vincenti quelli furbi, ovviamente.
Nulla a che vedere con la teoria del giusto o dello sbagliato. Ma con la teoria del potere, che logora solo chi non ce l'ha.
A Messina gli studenti di "destra" e di "sinistra" hanno a cuore solo il piccolo palcoscenico che li condurrà da Via Tommaso Cannizzaro fino a qualche bella villetta a farsi di coca, scopando serenamente con le figlie e i figli e i nipoti di quella classe digerente, che difendono in quanto il loro futuro possibile, e spesso l'unico a cui vogliono aspirare, sempre che non ne facciano già parte per discendenza.
Sarebbe stato bello che questa onda lunga che sta attraversando l'Italia non si fosse infranta proprio tra i nati scogli di Messina. Sarebbe stato bello che gli studenti che frequentano corsi di laurea fasulli perché non danno seguito ad alcun accesso professionale, prendessero in mano il proprio diritto ad incazzarsi. Sarebbe stato bello trarre forza dalla inattesa feritoia attraverso cui alcune informazioni hanno eluso il controllo, oltrepassando la cappa dello Stretto e aprendo nuovi palcoscenici con cui confrontarsi e discutere. Sarebbe stato bello che i messinesi del 2008 non parlassero con il linguaggio dei loro genitori e dei loro nonni che gli hanno insegnato a sopportare, e a non alzare la testa contro i potenti, perchè "tanto non cambia nulla".
Ma di solito, chi arriva a questa conclusione ha già fatto le valige. Lasciando la città agli zombie: quelli che popolano gli uffici e le aule e gli ospedali in cerca di una piccola o grande raccomandazione. Quelli che non hanno mai nulla per cui valga la pena di "spaccarsi la testa".
Palmira Mancuso |




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